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		<title>august 25th</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Aug 2010 18:00:05 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ohad Talmor&#8217;s Newsreel (Talmor, Okazaki, Sacks, Pavolka, Weiss) will tour Europe from January 31 to February 13, 2011!
In the meantime we work on their first release, coming out in January!
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Ohad Talmor&#8217;s Newsreel (Talmor, Okazaki, Sacks, Pavolka, Weiss) will tour Europe from January 31 to February 13, 2011!<br />
In the meantime we work on their first release, coming out in January!</p>
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		<title>july 25th</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Aug 2010 22:07:31 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[In the recording studio (Bari, Sorriso Studio) with Mr. Rencore and Tim Berne. A new Auand is going to see the light before the end of the year!
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			<content:encoded><![CDATA[<p>In the recording studio (Bari, Sorriso Studio) with Mr. Rencore and Tim Berne. A new Auand is going to see the light before the end of the year!</p>
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		<title>ITA Jazzit, Eugenio Mirti (jul-aug.2010)</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Jul 2010 08:32:42 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il quartetto di Diodati presenta una musica in equilibrio tra aggressività rock (Purple Bra), atteggiamenti avant-garde (Kort, rilettura di So Real di Jeff Buckley) e atmosfere più sognanti, come nella splendida ballad Suvi o in Neko. La caratteristica più evidente del lavoro è la quasi totale mancanza, nella costruzione dei soli, dell’alternarsi dei differenti strumenti: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il quartetto di Diodati presenta una musica in equilibrio tra aggressività rock (<em>Purple Bra</em>), atteggiamenti avant-garde (<em>Kort</em>, rilettura di <em>So Real</em> di Jeff Buckley) e atmosfere più sognanti, come nella splendida ballad <em>Suvi</em> o in <em>Neko</em>. La caratteristica più evidente del lavoro è la quasi totale mancanza, nella costruzione dei soli, dell’alternarsi dei differenti strumenti: i momenti improvvisati sono ottenuti con l’esposizione contemporanea delle idee, e il sovrapporsi è coadiuvato da composizioni che si prestano in maniera esemplare a questo taglio stilistico. La musica di Diodati è costruita con melodie molto ben delineate, sempre in bilico per l’alternarsi di episodi aggressivi con altri più aperti e riflessivi: magistrale il lavoro del collettivo che sottolinea, in maniera brillante, entrambi gli aspetti.</p>
<p><strong>Jazzit Likes It</strong></p>
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		<title>ITA The Jazz Yearbook 2010, Maurizio Favot (jun.2010)</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Jul 2010 09:26:53 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[[...] Ancora un album in quartetto con strumentazione simile ai due precedenti: chitarra (il leader Francesco Diodati), sax tenore (Francesco Bigoni), contrabbasso (Francesco Ponticelli) e batteria (Ermanno Baron). Si tratta di un esordio, e dei più confortanti. Diodati, dopo solidi studi (con alto perfezionamento a Siena, Roma e, recentemente, New York) era pronto al gran [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>[...] Ancora un album in quartetto con strumentazione simile ai due precedenti: chitarra (il leader Francesco Diodati), sax tenore (Francesco Bigoni), contrabbasso (Francesco Ponticelli) e batteria (Ermanno Baron). Si tratta di un esordio, e dei più confortanti. Diodati, dopo solidi studi (con alto perfezionamento a Siena, Roma e, recentemente, New York) era pronto al gran salto, e lo ha spiccato con sicurezza, dimostrando appieno le sue capacità strumentali (anche alla chitarra classica) e compositive (è autore di tutti i brani, eccetto il conclusivo &#8220;So Real&#8221;, cover da Jeff Buckley).</p>
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		<title>ITA Musica Jazz, Fabrizio Versienti (jun.2010)</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Jul 2010 16:48:32 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Romano, classe 1983, Diodati arriva al debutto discografico con i suoi Neko, un quartetto di giovani talenti che mette in vetrina soprattutto il tenore di Bigoni (già apprezzato nella Cosmic Band di Petrella). Nove brani originali del leader e una ripresa non banale &#8211; So Real di Jeff Buckley &#8211; compongono un mosaico d&#8217;influenze e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Romano, classe 1983, Diodati arriva al debutto discografico con i suoi Neko, un quartetto di giovani talenti che mette in vetrina soprattutto il tenore di Bigoni (già apprezzato nella Cosmic Band di Petrella). Nove brani originali del leader e una ripresa non banale &#8211; <em>So Real</em> di Jeff Buckley &#8211; compongono un mosaico d&#8217;influenze e di orientamenti molto vario. Diodati è strumentista e leader che non ama prevaricare; predilige anzi suonare <em>insieme</em> al gruppo limitando il discorso solistico, alternando la chitarra elettrica alla classica, passando da un approccio più schiettamente jazzistico come in <em>Kort</em> a uno più aperto, attraversato da bagliori rock e frequenze disturbate. La ritmica, con Baron e Ponticelli (altro componente della Cosmic Band), asseconda con bella scioltezza le diverse direzioni indicate dal leader, arricchendo di qualità un disco che si fa ascoltare con piacere. Un&#8217;altra bella produzione dell&#8217;etichetta Auand, che pubblica pochi dischi ma coglie sempre nel segno.</p>
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		<title>ITA Musica Jazz, Fabrizio Versienti (jun.2010)</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Jul 2010 16:10:03 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il pianista, compositore e improvvisatore Mureddu, molto attivo in Finlandia dove si è trasferito per prendere un master in nuove tecnologie alla Sibelius Academy, si muove in una zona di frontiera che lambisce i territori dell&#8217;improvvisazione radicale, della musica contemporanea e del post rock. Questo trio, Chant, fondato anni fa in Italia con Borghini e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il pianista, compositore e improvvisatore Mureddu, molto attivo in Finlandia dove si è trasferito per prendere un master in nuove tecnologie alla Sibelius Academy, si muove in una zona di frontiera che lambisce i territori dell&#8217;improvvisazione radicale, della musica contemporanea e del post rock. Questo trio, Chant, fondato anni fa in Italia con Borghini e Calcagnile, si basa sul presupposto di usare ogni possibile tastiera, antica e nuovissima, dal clavicembalo all&#8217;organo passando per il pianoforte (all&#8217;occorrenza scordato in tempo reale) e l&#8217;elettronica, in un tessuto musicale assortito timbricamente quanto elusivo e sfuggente. Dando fondo a un montaggio istantaneo di schegge musicali dove il preordinato e l&#8217;aleatorio si confondono inestricabilmente, Chant costruisce un paesaggio mutevole dove si colgono echi di avanguardie rock anni Settanta come di Mogwai e Tortoise (<em>The Dark Cave</em>), il jazz trio alla Bill Evans può cedere il passo a una dura scansione pro (<em>Hold Old Wine</em>) mentre l&#8217;Orfeo di Monteverdi si trasforma in un suggestivo spunto tematico (<em>Postcard From Italy</em>).</p>
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		<title>ITA Suono, Pier Luigi Zanzi (mar.2010)</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Jun 2010 17:46:00 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Probabilmente se già ci si basasse su titoli, nomi di gruppi, copertine e quant’altro (nell’ipotesi di un buon livello di controllo dell’intera opera da parte dell’artista) per determinarne, diciamo in parte, forme e contenuti sonori, in una sorta di approccio lombrosiano alla musica, si indovinerebbero perlomeno in termini generali non pochissimi progetti. Che questo nel [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Probabilmente se già ci si basasse su titoli, nomi di gruppi, copertine e quant’altro (nell’ipotesi di un buon livello di controllo dell’intera opera da parte dell’artista) per determinarne, diciamo in parte, forme e contenuti sonori, in una sorta di approccio lombrosiano alla musica, si indovinerebbero perlomeno in termini generali non pochissimi progetti. Che questo nel tempo si sia rivelato crescentemente vero (il vostro recensore si diletta in statistiche bizzarre, ne convengo) è anche in buon segno, a testimoniare coerenza e pulizia di intenti in un mercato più ridotto ma anche (o &#8220;e quindi&#8221;) meno schematico. Dal Piemonte e per un quinto che vi sarà semplice intuire dalla Germania, Andrea Ayassot al sax soprano, Karsten Lipp alla chitarra acustica ed elettrica, Stefano Risso al contrabbasso, Adriano De Micco e Luca Spena alle percussioni mettono insieme qualcosa che innanzitutto merita d’esser descritto proprio col precedente &#8220;mettere insieme&#8221;, che è unione ed ascolto reciproco, vicendevole rispetto e controllo individuale del proprio spazio rispetto a quello altrui. Questa musica, a tratti una sorta di tangibile astrattismo sudamericano, a tratti mediterraneità morbidamente jazzata più nelle atmosfere che nell’adesione all’idioma, scorre fluida in esecuzioni lungo le quali i suoni (ben registrati, puliti e talvolta quasi candidi nella loro naturalezza) si incontrano con l’intento di voler adeguarsi l’uno all’altro nel raccontare cose magari diverse ma con un tono accondiscendente e solidale al resto. Non sempre appare chiarissimo dove si vada o dove si voglia andare, ma se la cosa non vi costituisce difetto il resto va, leggero.</p>
<p>Voto artistico: 7<br />
Voto tecnico: 7.5</p>
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		<title>ITA Suono, Sergio Spada (mar.2010)</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Jun 2010 17:41:36 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Nelle corde del progetto Aunad c’è molto forte la convinzione di voler proporre musica comunque differente dal jazz più prevedibile ed ordinario. Ed è quindi fra gli obiettivi dell’etichetta pugliese quello di avere per le sue registrazioni musicisti anche già affermati, ma capaci di proporsi in progetti differenti. Emanuele Cisi è sassofonista già conosciuto per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nelle corde del progetto Aunad c’è molto forte la convinzione di voler proporre musica comunque differente dal jazz più prevedibile ed ordinario. Ed è quindi fra gli obiettivi dell’etichetta pugliese quello di avere per le sue registrazioni musicisti anche già affermati, ma capaci di proporsi in progetti differenti. Emanuele Cisi è sassofonista già conosciuto per molti suoi bei progetti, che lo hanno visto impegnato nell&#8217;interpretazione di un corposo repertorio hard-bop come in altri momenti in fasi e percorsi più sperimentali. In questo lavoro, The Age Of Numbers lo troviamo al fianco di un altrettanto noto musicista italiano, il chitarrista Roberto Cecchetto, anche lui esploratore indefesso e poco propenso ricalcare altrui strade. Coadiuvati alla bisogna da Paolo Biasi al basso elettrico e da Emanuele Maniscalco alla batteria, i due si inoltrano in un territorio compositivo creato quasi del tutto da Cisi (con una composizione per Cecchetto e Maniscalco ed una versione di Moonlight In Vermont) su delle coordinate che danno alla musica un carattere al contempo caratterizzato da mistero, urgenza interpretativa (The Entrance Gate), dilatazione dei tempi (The Golden Age), reiterazione dei temi, in un contesto che complessivamente ricorda alcune scelte degli ultimi anni di Ornette Coleman e comunque un jazz più moderno, sperimentale, elettrico, non estraneo ad influenze rock. Risultato a tratti spiazzante, ma per la maggior parte la musica che scorre è corposa, comunicativa, priva di fronzoli, altamente efficace, scoperta nei nervi. Insomma, materia pulsante da ascoltare anche più di una volta per apprezzare i solisti e la bontà del progetto nel suo coerente insieme.</p>
<p>Voto artistico: 8<br />
Voto tecnico: 8</p>
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		<title>ENG Jazzwise, Robert Shore (may.2010)</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Jun 2010 09:56:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>auand</dc:creator>
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		<description><![CDATA[This US trio (Talmor came to Brooklyn via Israel and Switzerland) has been together since 2008, when it recorded the first half of this disc live at the Xopana Jazz Festival on Madeira; the rest was assembled in the studio in New York in 2009. The title track begins with a scampering, winding line from [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>This US trio (Talmor came to Brooklyn via Israel and Switzerland) has been together since 2008, when it recorded the first half of this disc live at the Xopana Jazz Festival on Madeira; the rest was assembled in the studio in New York in 2009. The title track begins with a scampering, winding line from Swallow on electric bass, quickly supplemented by Nussbaum&#8217;s scuttling, sparring brushwork and finally joined by Talmor&#8217;s parping sax: on this busy opener, it sounds as though all three players are trying to negotiate the same busy traffic crossing, but with each coming at this common point from a different direction. Next up, the sweetly serenading and characteristically spacious &#8220;Three Two You&#8221; changes the mood instantly, showing off the trio&#8217;s cool jazz tendencies as they fall into easy unison. &#8220;Adam and Steve&#8221; comes on like a series of rhythm-section zeros and ones, a piece of digital tickertape that sounds as though it might go on forever but actually comes to a swift halt after 44 seconds &#8211; the players are ever ready to give a wide berth to ant easy-on-the-ear melodic solution that seems to offer itself too readily &#8211; check out the splendidly rebarbative, swaggering, stumbling &#8220;Here Comes Everybody&#8221;.</p>
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		<title>FRA Jazz Magazine/JazzMan, Thierry Quénum (may.2010)</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Jun 2010 15:56:52 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Label Affaire
Auand, petit label italien établi dans le sud de la botte et fondé par un passionné, Marco Valente &#8211; essentiellement producteur exécutif des bandes réalisées par les musiciens qu&#8217;il signe &#8211; Auand nous livre d&#8217;un coup prés d&#8217;une dizaine de disques enregistrés entre 2007 et 2009.
Le quintette avec guitare acoustique Quilibrì mené par Andrea [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Label Affaire</strong></p>
<p><strong>Auand, petit label italien établi dans le sud de la botte et fondé par un passionné, Marco Valente &#8211; essentiellement producteur exécutif des bandes réalisées par les musiciens qu&#8217;il signe &#8211; Auand nous livre d&#8217;un coup prés d&#8217;une dizaine de disques enregistrés entre 2007 et 2009.</strong></p>
<p>Le quintette avec guitare acoustique <strong>Quilibrì</strong> mené par Andrea Ayassot spécialiste du sax soprano, par ailleurs membre régulier du quartette de Franco D&#8217;Andrea depuis plusieurs lustres &#8211; présente la particularité de remplacer la batterie par deux percussions (&#8220;<strong>Eco Fato</strong>&#8220;). En résulte une sonorité de groupe originale au service de compositions du leader au lyrisme affiché et à la thématique proche de certains musiques folkloriques.<br />
<strong>3 Quietmen &#038; Stefano Battaglia</strong>, n&#8217;est pas un nom trés vendeur pour un groupe. A peine moins que le titre de leur CD (&#8220;<strong>Bartokosmos</strong>&#8220;). Pourtant la réunion du pianiste milanais et d&#8217;un trio trompette-bugle (Ramon Moro)/basse acoustique et électrique (Federico Marchesano)/batterie-percussions (Dario Bruna) sur un répertoire basé sur les <em>Mikrokosmos</em> de Bartok se révèle une réussite. Le jeu de Battaglia y est très différent de celui qu&#8217;il met en avant sur ses derniers disques ECM et, entre sonorités rock et improvisation jazz, les 3 Quietmen entraînent leur partenaire sur des chemins qui rappelleront à certains que la discographie de Battaglia est une des plus diversifiées que l&#8217;on puisse trouver au sud des Alpes.<br />
Seul groupe exclusivement transatlantique de cette livraison, le trio constitué par <strong>Ohad Talmor</strong> (ts), <strong>Steve Swallow</strong> (elb) et <strong>Adam Nussbaum</strong> (dm) affiche la moyenne d&#8217;âge la plus élevée de l&#8217;écurie Auand, bien que la musique ne s&#8217;en ressente pas (&#8220;<strong>Playing in Traffic</strong>&#8220;). Le drumming fréquemment survitaminé de Nussbaum et la pulsation élastique de la basse de Swallow y propulsent un soliste qui montre, dans ce contexte, une souplesse, une solidité et une sonorité essentiellement héritées de Joe Lovano.<br />
Sur &#8220;<strong>Pan Atlantic</strong>&#8220;, <strong>Bobby Previte</strong> a réuni autour de sa batterie et au service de ses compositions un all-star européen &#8211; Gianluca Petrella (tb), Wolfgang Puschnig (as, bs), Benoît Delbecq (Rhodes), Nils Davidsen (elb) &#8211; qui est loin de tenir ses promesses. Manque d&#8217;intérêt des compositions du leader? Manque d&#8217;empathie entre les protagonistes? Toujours est-il qu&#8217;on a entendu chacun d&#8217;eux dans des contextes autrement stimulants.<br />
Le groupe le plus original est finalement <strong>Chant</strong> (&#8220;<strong>Ma Io Ch&#8217;in Questa Lingua</strong>&#8220;), un trio piano (Libero Mureddu)/basse (Antonio Borghini)/batterie (Cristiano Calcagnile) au départ mais qui, au fil des ans, a ajouté à son instrumentarium synthés, clavecin, orgue, violoncelle, et autres carillons pour obtenir un son acoustique ou électrique d&#8217;une remarquable inventivité. Evitant la gadgetisation aussi bien que l&#8217;abstraction formelle grâce à un travail de recherche approfondi, sa démarche exigeante débouche sur un résultat parfaitement organique. Á suivre.</p>
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