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		<title>AU9030</title>
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		<pubDate>Tue, 21 May 2013 09:40:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[THE FRAMERS

RELEASE:
STREET from 7 june, 2013
DIGITAL from 31 may, 2013]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3><strong>THE FRAMERS</strong></h3>
<p>RELEASE:<br />
STREET from 7 june, 2013<br />
DIGITAL from 31 may, 2013</p>
<p><strong>Phil Mer</strong> drums<br />
<strong>Andrea Lombardini</strong> bass<br />
featuring<br />
<strong>Jason Lindner</strong> (keyboard instruments);<br />
<strong>Fulvio Sigurtà</strong> (trumpet, live electronics);<br />
<strong>Francesco Bearzatti</strong> (tenor sax on #1,#5, clarinet on #8);<br />
<strong>Stefano Brandoni</strong> (guitar on #3,#9);<br />
<strong>Leonardo Di Angilla</strong> (percussion on #4);<br />
<strong>Chiara Canzian</strong> (background vocals on #1);<br />
<strong>Irene Sualdin</strong> (harp on #1);<br />
<strong>Malika Ayane</strong> (voice on #3); Malika appears courtesy of Sugar Music<br />
<strong>Mario Biondi</strong> (voice and whistle on #9); Mario appears courtesy of Sony Music</p>
<p><span style="font-size: xx-small;"><br />
Produced by The Framers<br />
Executive Producer: Blu Notte and The Framerse<br />
Recording: Waterland studio, Venice (Italy)<br />
Engineer: Cristiano Verardo<br />
Cover Photo: Elisa Caldana<br />
</span></p>
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		<title>ITA Roma in Jazz, Fabrizio Ciccarelli (may.2013)</title>
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		<pubDate>Fri, 17 May 2013 20:17:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>auand</dc:creator>
				<category><![CDATA[AU9029]]></category>

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		<description><![CDATA[Bad Uok: suoni nuovi. La forza dell’emissione, l’esplorazione ardita delle varie possibilità degli accordi, la liberazione dal peso delle strutture tradizionali nelle improvvisazioni, la radicalità del pensiero compositivo, passaggi strumentali che rimandano ai lavori di Stockhausen, di Anthony Braxton, di Zimmerman e del “situazionismo” free di Barry Altschul, tracciano atmosfere di forte tensione in cui [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Bad Uok: suoni nuovi. La forza dell’emissione, l’esplorazione ardita delle varie possibilità degli accordi, la liberazione dal peso delle strutture tradizionali nelle improvvisazioni, la radicalità del pensiero compositivo, passaggi strumentali che rimandano ai lavori di Stockhausen, di Anthony Braxton, di Zimmerman e del “situazionismo” free di Barry Altschul, tracciano atmosfere di forte tensione in cui si ha l’impressione di non voler perdere tempo, piuttosto di voler coniugare dividendi musicali in un mondo in cui si abbia in mente di voler fare qualsiasi cosa in virtù della propria abilità per creare sfumature perplesse tra un brano e l’altro.<br />
Suoni urbani, ipnosi notturne, elegie pindariche, armonie inquiete, impalpabili e leggeri sinonimi aerei. Attraverso intemperanti climi invisibili si dipana il “BadUok” (“Bad Work”, forse, strategia per un “Lavoro&#8221; acido e legittimo) in una mordente dionisiaca serenità, minacciosa e allucinata, che intende raggiungere il massimo risultato espressivo in un ambito temporale dilatato, sfumato ed incontrollato. Magnetico (“Intro”), espressionistico (“105, pt.2”), dissipato, deduttivo e meta rock (“66”),  atemporale e dodecafonico (“1112”), aforistico e alternativo (“33”), notturno e sagace (“1003”), edificante e sentenzioso (“Congo”), sciolto e flessibile (“88”). L’album conclude con un brano che parrebbe riassumere le intenzioni della Band: un impetuoso cantabile, blando e carezzevole, crudo e fluente “Enter”, variazioni per il pianoforte del colto Andrea Cali, fluttuazioni levitanti che non danno alcun termine  alla performance, e creano un’atmosfera d’attesa ed una sospensione nel vuoto che ricorda le parole di Igor Stravinsky: “ Il solo vero commento di un brano musicale è un altro brano musicale”. E tanto attendiamo.</p>
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		<title>ITA Suono, Roberto Paviglianiti (may.2013)</title>
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		<pubDate>Fri, 17 May 2013 20:11:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>auand</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;intenzione espressiva dell&#8217;album Magnolia va rintracciata nella nota che il pianista Mirko Signorile riporta all&#8217;interno del booklet: &#8220;Magnolia è un luogo incantato ricco delle mie passioni, delle mie gioie e nostalgie&#8220;. Sentimenti che nelle undici tracce proposte sono tradotti attraverso la cura delle melodie, il recupero di elementi folkloristici, l&#8217;intreccio del suono di pianoforte con [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;intenzione espressiva dell&#8217;album <em>Magnolia</em> va rintracciata nella nota che il pianista Mirko Signorile riporta all&#8217;interno del booklet: &#8220;<em>Magnolia è un luogo incantato ricco delle mie passioni, delle mie gioie e nostalgie</em>&#8220;. Sentimenti che nelle undici tracce proposte sono tradotti attraverso la cura delle melodie, il recupero di elementi folkloristici, l&#8217;intreccio del suono di pianoforte con il violoncello di Giovanna Buccarella, e una sensazione di semplicità e rilassatezza che coinvolge e incuriosisce senza mai annoiare. C&#8217;è la giusta dose di introspezione ne <em>La rosa del deserto</em>, brano dove il leader sviluppa eleganza e senso della misura, c&#8217;è un approccio alla materia sonora più deciso nella title track, anche se nel suo insieme il lavoro si mantiene su andamenti morbidi e all&#8217;occorrenza riflessivi, come in <em>&#8230;e si aprono le ali</em>. Azzeccato l&#8217;innesto della voce di Giovanna Carone ne <em>Il giro della testa</em>, in grado di donare ulteriore gentilezza alle forme dell&#8217;album, nel quale la forza dell&#8217;immaginazione di Signorile trova diversi momenti di ottima sintesi &#8211; come nella splendida <em>Autoritratto</em> &#8211; per via di una tecnica sempre piegata verso la riuscita espressiva anziché la sterile esposizione virtuosistica.</p>
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		<title>ITA JazzColours, Davide Susa (may.2013)</title>
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		<pubDate>Mon, 13 May 2013 14:55:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>auand</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I Neko, guidati dal chitarrista Francesco Diodati, presentano il secondo lavoro “Need Something Strong”, sempre per l’etichetta Auand. Con questo disco la band conferma l’entusiasmo di critica e pubblico per il loro debutto, “Purple Bra” del 2010. A fianco del leader, il quartetto vede musicisti di primo piano del jazz italiano ed europeo, come Francesco [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>I Neko, guidati dal chitarrista Francesco Diodati, presentano il secondo lavoro “Need Something Strong”, sempre per l’etichetta Auand. Con questo disco la band conferma l’entusiasmo di critica e pubblico per il loro debutto, “Purple Bra” del 2010. A fianco del leader, il quartetto vede musicisti di primo piano del jazz italiano ed europeo, come Francesco Bigoni al tenore, Francesco Ponticelli al basso ed Ermanno Baron alla batteria. La formazione fu invitata, nel 2011, prima al festival 12 Points! di Dublino come esponenti della nuova scena del jazz contemporaneo europeo, poi al festival Auand meets NYC come punta di diamante dell’etichetta italiana. Quasi tutti i brani proposti sono a firma del chitarrista, ed hanno una freschezza e modernità armonica, melodica e ritmica difficilmente riscontrabile in musicisti di questa generazione. Vi si trova inoltre una originale rilettura di Very Ape di Kurt Cobain, dove Diodati fa proprio il riff del pezzo dei Nirvana trasformandolo in un brano di jazz contemporaneo. Brilliant Corners di Monk viene rimodernato e proposto in una versione quasi funky, dove si può apprezzare un fresco assolo del leader, seguito da quello di Bigoni, a sua volta sostenuto dalla chitarra. Tutto il Cd è spinto egregiamente dalla fantasia e ricchezza musicale di Baron e dal vivace accompagnamento del preciso Ponticelli, i quali danno ad ogni brano un impatto ed un interesse che cattura l’ascoltatore. Ne sono esempi Need Something Strong, dove l’interessante tema lascia spazio ad un doppio assolo di chitarra e sax, Struggle con i suoi cambi di tempo dagli ampi orizzonti, Bear, dalla melodia sognante ma con un ritmo di batteria veramente intrigante, oppure Headache, dove su un tappeto di chitarra e basso dialogano incalzanti sassofono e batteria, poi ripresi da frasi dello stesso Diodati. Un ottimo Bigoni al sax tenore, con un suono che spesso ricorda il Coltrane di metà anni ’60. Diodati è un “capitano” al completo servizio del gruppo, raramente si ritaglia assoli per mettere in mostra la sua bravura, e le sue improvvisazioni si raccordano e fondono con il sassofono per dare completezza ai pezzi presentati. Una band di grande interesse, un punto fermo per il jazz contemporaneo nostrano e non solo, con un disco tutto da ascoltare.</p>
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		<title>ITA Suono, Roberto Paviglianiti (apr.2013)</title>
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		<pubDate>Sun, 05 May 2013 15:42:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>auand</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Francesco Diodati continua con Need Something Strong il suo percorso creativo a capo del quartetto Neko, dopo aver favorevolmente impressionato pubblico e critica con il precedente Purple Bra (Auand Records) nel 2010. In scaletta troviamo dieci brani scritti dal chitarrista romano, che traggono vantaggio dalla capacità espressiva del saxofonista Francesco Bigoni, più un paio di [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Francesco Diodati continua con <em>Need Something Strong</em> il suo percorso creativo a capo del quartetto Neko, dopo aver favorevolmente impressionato pubblico e critica con il precedente <em>Purple Bra</em> (Auand Records) nel 2010. In scaletta troviamo dieci brani scritti dal chitarrista romano, che traggono vantaggio dalla capacità espressiva del saxofonista Francesco Bigoni, più un paio di rivisitazioni di sicuro interesse. Si tratta di <em>Brilliant Corners</em>, dal repertorio di Thelonious Monk, in questo caso giocata su un ritmo spezzato dall&#8217;andamento irregolare, e <em>Very Ape</em> dei Nirvana, per l&#8217;occasione sottratta alla sua vena isterica in favore di un approccio più fluido e rilassato. Atmosfere distese che pervadono la breve <em>Hold the Dream</em> e che lasciano spazio anche a momenti di maggiore introspezione, come in <em>Before October/October</em>, dove il quartetto riesce a creare tensioni positive senza ricorrere alle maniere forti, giocando su timbri opachi e suoni sospesi. Il lavoro vive dei continui dialoghi tra il leader e Bigoni, ma trova nella flessibilità ritmica della coppia Ermanno Baron (batteria) e Francesco Ponticelli (contrabbasso) la necessaria matrice formale dove elaborare temi di grande cantabilità, come in <em>Struggle</em>, riuscendo a mantenere l&#8217;insieme su livelli di decisa originalità.</p>
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		<title>AU9032</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Apr 2013 09:53:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[MOF
<b>"FRIED GENERATION"</b>

RELEASE:
STREET from
DIGITAL from 4 june, 2013]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3>MOF <strong>&#8220;FRIED GENERATION&#8221;</strong></h3>
<p>RELEASE:<br />
STREET from<br />
DIGITAL from 4 june, 2013</p>
<p><strong>Manuel Trabucco</strong> alto &amp; soprano sax<br />
<strong>Filippo Vignato</strong> trombone<br />
<strong>Frank Martino</strong> guitar, programming, live electronics<br />
<strong>Stefano Dallaporta</strong> double bass, electric bass<br />
<strong>Diego Pozzan</strong> drums, percussion<br />
guest<br />
<strong>Alfonso Santimone</strong> piano on #12, 13</p>
<p><span style="font-size: xx-small;"><br />
Produced by Associazione Metrotime &amp; MOF<br />
Executive Producer: Marco Valente<br />
Recording: Artesuono Recording Studio, Cavalicchio (UD) Italy<br />
Engineer: Stefano Amerio<br />
Cover Photo: Giulia Cappellin<br />
</span></p>
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		<title>AU9033</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Apr 2013 16:55:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Auand]]></category>

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		<description><![CDATA[Simone Graziano
<b>"FRONTAL"</b>

RELEASE:
STREET from May 20th, 2013
DIGITAL from Apr 26th, 2013]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3>Simone Graziano <strong>&#8220;FRONTAL&#8221;</strong></h3>
<p>RELEASE:<br />
STREET from May 20th, 2013<br />
DIGITAL from May 20th, 2013</p>
<p><strong>David Binney</strong> alto sax<br />
<strong>Chris Speed</strong> tenor sax<br />
<strong>Simone Graziano</strong> piano<br />
<strong>Gabriele Evangelista</strong> double bass<br />
<strong>Stefano Tamborrino</strong> drums</p>
<p><span style="font-size: xx-small;"><br />
Produced by Simone Graziano<br />
Executive Producer: Marco Valente<br />
Recording: Artesuono Recording Studio, Cavalicchio (UD) Italy<br />
Engineer: Stefano Amerio<br />
Cover Photo: Miguel Saavedra<br />
</span></p>
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		<title>AU9031</title>
		<link>http://www.auand.com/au9031/</link>
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		<pubDate>Fri, 12 Apr 2013 15:11:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Auand]]></category>

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		<description><![CDATA[Cristiano Arcelli
<b>"BROOKS"</b>

RELEASE:
STREET from May 6th, 2013
DIGITAL from May 6th, 2013]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3>Cristiano Arcelli <strong>&#8220;BROOKS&#8221;</strong></h3>
<p>RELEASE:<br />
STREET from May 6th, 2013<br />
DIGITAL from May 6th, 2013</p>
<p><strong>Cristiano Arcelli</strong> alto sax<br />
<strong>Federico Casagrande</strong> guitar<br />
<strong>Marcello Giannini</strong> guitar<br />
<strong>Zeno de Rossi</strong> drums<br />
guest<br />
<strong>Cristina Zavalloni</strong> vocals on #3, 10</p>
<p><span style="font-size: xx-small;"><br />
Produced by Cristiano Arcelli<br />
Executive Producer: Marco Valente<br />
Recording: Entropya Studio, Perugia, Italy<br />
Engineer: Roberto Lioli<br />
Cover Photo: Barbara Rigon<br />
</span></p>
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		</item>
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		<title>ITA Free Fall, Nico Toscani (apr.2013)</title>
		<link>http://www.auand.com/ita-free-fall-nico-toscani-apr-2013/</link>
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		<pubDate>Mon, 08 Apr 2013 16:19:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>auand</dc:creator>
				<category><![CDATA[AU9029]]></category>

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		<description><![CDATA[Il merito principale dei Bad Uok, quartetto di base a Bologna, è la codifica di un linguaggio personalissimo, e la cosa non è affatto scontata, sia perché ‘Enter’ è il loro esordio assoluto, sia per l’età relativamente giovane dei musicisti (tutti under 30). La ricerca di un’impronta riconoscibile parte sin dalla configurazione della line-up, che [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Il merito principale dei Bad Uok, quartetto di base a Bologna, è la codifica di un linguaggio personalissimo, e la cosa non è affatto scontata, sia perché ‘Enter’ è il loro esordio assoluto, sia per l’età relativamente giovane dei musicisti (tutti under 30). La ricerca di un’impronta riconoscibile parte sin dalla configurazione della line-up, che decide di fare a meno del basso: nonostante ciò, ‘Enter’ è un disco in cui la ritmica e le basse frequenze giocano una parte importantissima, forse proprio perché il suddetto risultato viene cercato rimpiazzando il ruolo delle quattro corde con strumenti dal tono altrettanto “oscuro” come il trombone (suonato da Federico Pierantoni), il Fender Rhodes (a cura del pianista Andrea Calì), finanche, in alcuni episodi, la chitarra baritona di Leonardo Rizzi.<br />
Per convenienza potremmo definirli avant-jazz: quello dei Bad Uok è un melting pot stilistico in cui convivono passaggi ambient e momenti intimisti (l’intro pianistica che apre il disco, formula ripresa anche nella conclusiva title-track), scorie elettroniche, free jazz e improvvisazione pura, ma anche intricate ritmiche di stampo math rock (che non sfociano mai nel jazzcore vero e proprio) e atmosfere “cinematiche”, come quelle del movimentato crescendo di ‘Congo’, uno dei due brani composti da Pierantoni (gli altri sono opera del batterista Andrea Grillini, sorta di “direttore d’orchestra” dell’intera operazione).<br />
Il tutto, va detto, portato avanti con la massima coerenza e anche con buona maturità: il mosaico stilistico è piuttosto frazionato, ma ogni elemento trova la sua collocazione precisa e mai suona buttato lì a caso. La nuova generazione di jazzisti italiani, dinamica e aperta alla contaminazione, ultimamente sta dimostrando ottima linfa vitale grazie a nomi che abbiamo già ampiamente approfondito, come il quartetto di Caterina Palazzi, Piero Bittolo Bon, Amanita o Lorenzo Capello: aggiungete tranquillamente i Bad Uok alla lista.</p>
<p>PS: 10 e lode per la copertina.</p>
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		<title>ITA distorsioni.net, Alfredo Sgarlato (mar.2013)</title>
		<link>http://www.auand.com/ita-distorsioni-net-alfredo-sgarlato-mar-2013/</link>
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		<pubDate>Sun, 31 Mar 2013 10:51:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>auand</dc:creator>
				<category><![CDATA[AU9029]]></category>

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		<description><![CDATA[Bad Uok è un collettivo dedito al jazz radicale, che presenta una formazione inedita: non vi è infatti basso o contrabbasso. Il gruppo è formato da Leonardo Rizzi, chitarra e chitarra baritono, Federico Pierantoni, trombone, Andrea Calì, piano acustico ed elettrico e Andrea Grillini, batteria, che è l&#8217;autore di nove degli undici brani contenuti (rimangono [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Bad Uok è un collettivo dedito al jazz radicale, che presenta una formazione inedita: non vi è infatti basso o contrabbasso. Il gruppo è formato da Leonardo Rizzi, chitarra e chitarra baritono, Federico Pierantoni, trombone, Andrea Calì, piano acustico ed elettrico e Andrea Grillini, batteria, che è l&#8217;autore di nove degli undici brani contenuti (rimangono Congo e la conclusiva Enter opera del trombonista) ed ha formato il gruppo nel 2010, inizialmente con Filippo Mantione al posto di Pierantoni. La musica varia all&#8217;interno del disco. La traccia iniziale, Intro,  è un solo di piano quasi cameristico, accompagnato da frequenze basse industriali. In 105 pt 2 un lungo e liquido assolo di piano elettrico mi riporta a quando adolescente scoprivo Chick Corea. I momenti di calma si alternano con quelli più elettrici e quelli in cui la formazione si lancia nella ricerca sonora estrema, per esempio 66, vicina al lavoro dei collettivi inglesi di improvvisazione radicale. In 1112, dove la batteria tiene un tempo di marcetta e chitarra e trombone dialogano su un tema geometrico e arzigogolato siamo nei territori del rock in opposition più sperimentale (News from Babel, Cassiber), anche quando entra il pianoforte e la melodia diventa ariosa e cantabile.<br />
Ci sono anche brani più facilmente fruibili per l&#8217;ascoltatore non “experienced”, come 105 pt 1, bel jazz-rock che fila come un treno. Tutto sommato il musicista che si mette più in evidenza è il pianista Andrea Calì, dal tocco leggero e percussivo che si esplica in lunghi ed eleganti fraseggi. Tutti i musicisti però padroneggiano ugualmente bene tecnica e stile. Il chitarrista Leonardo Rizzi è molto interessante sia quando svisa in maniera jazz-rock, sia quando ha uno stile più radicale, vicino al rumorismo di Hans Reichel. Personalmente plaudo alla scelta del trombone come quarto solista, uno strumento che non è tra i più usati (è difficilissimo da suonare), ma ha un suono profondo e morbido che a me piace moltissimo. Non si sente l&#8217;assenza del basso: i quattro si alternano nei patterns ritmici e l&#8217;interplay fila che è una meraviglia. Il batterista Grillini sottolinea ottimamente il lavoro degli altri tre con un drumming fantasioso e per nulla invadente. Musica originale, in Italia non si sentono molti materiali del genere, forse qualche lavoro di Gianluca Petrella o Giovanni Falzone. Disco molto bello ma di non facile ascolto per i neofiti.</p>
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