Ad ascoltare questo bel lavoro viene da pensare quasi ad una “lucida incompiutezza”, che proprio per i suoi colori accennati e non imposti, per le sue suggestioni che sono punto di partenza da colmare a cura di chi ascolta, gode di una bellezza delicata di fraseggi, timbri, di note tolte per arrivare ad una complessa leggerezza sonora… Lo stesso titolo mi ha colpito, perchè “Eco Fato” (dopo che ho ascoltato il cd) mi è apparso in perfetta sintonia con lo stile della musica: tolte due lettere da una frase ben determinata, finita, legata all’agire (Ecco Fatto) si arriva a due parole di senso più etereo, più vago, e anche più legate a suoni meno secchi e a concetti più legati al pensiero che all’azione… E Ayassot, autore di tutti i brani, insieme a Lipp alla chitarra, Risso al basso, e De Micco e Spena alle percussioni, perseguono un tipo di sonorità particolare. Il sax soprano ha sempre una delicatezza di fraseggio, a volte sembra persino un violino (“Panoramix”), spesso indugia sul suono quasi soffiato – ma senza mai perdere in pienezza timbrica; oppure Ayassot vola lungamente su un liberissimo assolo con il suo soprano, lasciando poi però lo spazio alle percussioni che proprio per la loro valenza ritmica “regolamentata” contrastano molto ed esaltano i suoni appena precedenti; è bello anche abbandonarsi al bel solo della chitarra di Lipp, che gradualmente si intreccia con il basso di Risso (“Erba”).
In certi momenti personalmente Ayassot mi ha ricordato Stan Getz, in altri ne ho semplicemente ammirato la versatilità timbrica. A volte mi sono piaciuti i contrasti (ad esempio la morbidezza vigorosa del solo di basso di Risso con la morbidezza più eterea del sax soprano di Ayassot in “Barbasso” ), a volte la capacità di evocare atmosfere rilassatamente jazzistiche, ma anche il discostarsene per affrontare melodie o timbri ben più onirici: in ogni caso non si può non sottolineare l’originale raffinatezza di questi musicisti davvero molto bravi.
