Formazione atipica per questo Bizart Trio del sassofonista Francesco Bearzatti, trio a cui in realtà si affiancano spesso ospiti che ne integrano l’organico. Atipico anche il carattere dell’album, che spesso sfiora (almeno questa è la nostra impressione) il raffinato divertissement, ricco com’è di riferimenti al jazz del passato. Riferimenti, ovvero atmosfere, rimandi, ma non citazioni. Sono tutti lì, dai Weather Report agli anni ‘60 della Blue Note in un album dalle mille sfaccettature, che pare un patchwork frammentario ma che in realtà ha una sua coerente unitarietà.
L’album comincia bene con gli anni ‘70 di Zouzou, si perde un po’ sui due brani successivi, dalle atmosfere troppo eteree per essere efficaci su CD, ma poi si riprende in modo deciso e convincente. Si passa dall’oriente di Casbah all’allegria di Friulì Friulà, dallo splendido drumming di Aldo Romano in H.C (tutta la prima metà del brano solo sui piatti) al tempo dispari di Virus, brano attraversato dalla violenza elettrica della chitarra di Enrico Terragnoli. Chiusura diametralmente opposta, con la delicatissima Inner Smile, eseguita quasi in filigrana.
Segnaliamo infine che il CD contiene anche una traccia multimediale con foto degli artisti, un video realizzato dal vivo ed un video realizzato in studio.
