ITA All About Jazz Italy, Angelo Leonardi (nov.2001)

Un disco da leader di Gianluca Petrella lo attendevamo da almeno un paio d’anni e il fatto che esca oggi, a otto dal suo esordio, la dice lunga sulla serietà di questo giovane artista, ormai splendida realtà del jazz italiano ed europeo.
Appena ventiseienne, il trombonista barese ha alle spalle una carriera intensa e prestigiosa, che val la pena ricordare almeno sommariamente.
A diciott’anni entra nel gruppo di Roberto Ottaviano; a venti suona con la O.F.P. Orchestra diretta da Carla Bley, Steve Coleman e Bruno Tommaso; a ventidue è scritturato da Enrico Rava e poco dopo partecipa ai progetti di Roberto Gatto; a venticinque anni è chiamato nell’Orchestre National de Jazz. Quest’anno ha vinto il “Django D’Or”, quale miglior musicista emergente.
Petrella è un talento naturale che non ha fretta di bruciare le tappe e tanto meno di “apparire”. In questi anni lo abbiamo visto suonare in gruppi stilisticamente diversi -non tutti di primo piano- con l’intento di “farsi le ossa”. “Collaboro con gruppi di diversi stili e sono ugualmente appagato -diceva due anni fa in un’intervista- quello che non mi va è suonare in situazioni in cui l’approccio musicale è vago, poco qualificato”.
Questo disco è splendido, conferma il valore Petrella anche in veste di leader e presenta un gruppo di rara compattezza: la musica è caratterizzata da una continua esplorazione e si snoda con ammirevole coerenza. C’è una tensione palpabile in ogni brano che ricorda subito il dinamismo ritmico dei gruppi di Dave Holland ma si riallaccia anche alle esperienze del free storico (la ruvida fisicità di Roswell Rudd, ad esempio), al bop avanzato di fine anni cinquanta (Mingus) e a certe sperimentazioni europee (Mangelsdorff).
Ma al di là di queste e altre le fonti d’ispirazione – tra cui la pregnanza del rhythm & blues evocata dal baritono di Javier Girotto – questa musica è assolutamente attuale e si nutre dei colori contemporanei. Come solista Petrella compie meraviglie grazie alla capacità di sintetizzare quanto di meglio c’è nella tradizione del suo strumento: la tecnica è pregevole, il suono magniloquente, il fraseggio sempre inventivo e animato da una complessa articolazione ritmica.
Ma il valore del disco è nella costruzione collettiva, nella capacità dei solisti di riconoscersi in un progetto, pur senza limitare le doti individuali.
Francesco Sotgiu è un batterista d’alta valenza poliritmica, Paul Rogers un bassista dal respiro intenso, Girotto un partner ideale, nelle sequenze in unisono, nei contrappunti e nei trascinanti assoli.
Molti brani si sviluppano da spunti ritmico-melodici, che hanno la semplice contabilità dei temi di Ayler e si caratterizzano per le sorprese timbrico-ritmiche, il brillante cromatismo e la fisionomia che alterna episodi appassionanti, ad altri sontuosi o sperimentali: esemplari a questo riguardo sono “Double Fin”, “Ra”, “X-Ray”, “Crunch”.
Altri momenti evidenziano espressamente un singolo interprete: Petrella domina in “Reflex” e “Improvisi-zation”, Girotto nel lirico “Femtosecond”. Il disco termina col singolare “Araucanos”, dalla fisionomia andina sapientemente rielaborata.
Ricordiamo che X-Ray, edito della neonata Auand records, è anche un Cd-Rom che contiene alcune foto e due video della session. La sua distribuzione è affidata in esclusiva a Jazzos.com.
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