E’ stata la militanza nel gruppo franco-italiano del batterista Aldo Romano a far compiere al sassofonista friulano Francesco Bearzatti il salto decisivo verso una maturità espressiva che potrebbe portarlo in breve verso i vertici del jazz nostrano e non solo. E’ stato suonando con Romano che Berazatti ha incontrato il giovane e dotatissimo organista e tastierista transalpino Emmanuel Bex, chiamato assieme a Romano a dar vita a questo interessantissimo Bizart Trio, ora all’esordio per la giovane quanto determinata etichetta pugliese Auand (le cui prime produzioni si sono già segnalate per qualità artistica, grafica e grande voglia di lavorare con entusiasmo nel jazz). Bearzatti abbatte l’idea classica di trio sassofono-organo-batteria per dar vita a uno stile obliquo, ironico e a tratti persino sferzante, dove il suo sax tenore o soprano o il suo beffardo clarinetto svolgono un magnifico lavoro di complicità con l’organo visionario e assolutamente anticonvenzionale di Bex, che non esitiamo a definire uno dei più grandi talenti del jazz europeo di oggi. E il drumming saggio e sempre creativo di Aldo Romano, in qualche modo artefice e suggeritore di questo progetto, sottolinea in modo perfetto le acrobazie sonore della coppia. “Virus” è un disco modernissimo e stimolante che gioca col jazz in modo creativo e passa in tempo reale dalla sperimentazione allo swing non dimenticando il blues, il mainstream e altro ancora. Il trombone di Mauro Ottolini, la chitarra di Enrico Terragnoli, le percussioni di U.T. Gandhi e il contrabbasso di Stefano Senni fanno apparizioni ristrette ma tutte funzionali. Un album convincente e assai ben realizzato che lancia Bearzatti nel firmamento del jazz che conta.
Qualità artistica: 8
Qualità sonora: 8,5
