Jazz, un doppio debutto da favola
Primo disco per Gianluca Petrella, prima uscita per una nuova etichetta pugliese
Siamo qui per festeggiare un doppio debutto. Quello di Gianluca Petrella, per cominciare. Barese, ventiseienne, un talento precoce e prepotente applicato ad uno strumento poco spettacolare, ingrato come il trombone, Petrella pubblica il suo primo disco da leader dopo una già lunga lista di collaborazioni. Ed è un piccolo caso, perchè il CD, intitolato X-Ray è un’opera complessa, raffinata, per certi versi persino autorevole. Non c’è da stupirsi, visto che Petrella ha avuto in casa da sempre sia il jazz che il trombone: suo padre, Muzio, è un veterano della scena jazzistica pugliese e deve avergli trasmesso, più o meno consapevolmente, qualcosa della sua passione (oltre che la familiarità con lo strano strumento a coulisse che entrambi suonano).
L’altro debutto riguarda la casa discografica che pubblica l’album, la Auand, fondata a Bisceglie da Marco Valente, attivissimo musicista e imprenditore di cose musicali, promotore tra l’altro di www.ijm.it che è il più completo e utilizzato sito Internet in materia di jazz italiano (e non solo). Facile immaginare che l’intesa tra lui e Petrella si nutra di una comune e ambiziosa lucidità nell’immaginare progetti a prima vista impossibili e nel realizzarli, con calma, passo dopo passo.
E’ in questo modo che Petrella ha costruito finora la sua vita musicale. Apparso sulla scena qualche anno fa, giovanissimo, con i gruppi del Fez patrocinati da Nicola Conte (al fianco di altri “giovani leoni” come Gaetano Partipilo e Fabrizio Bosso), Gianluca deve la già notevole fama in ambito nazionale (ed europeo: da un anno è membro stabile dell’Orchestre National de Jazz francese) alla sua duttilità ed intelligenza. Ha un bagaglio tecnico ricco, tale da consentirgli di dare fondo alle sue innumerevoli curiosità: lo ritroviamo quindi nei contesti più diversi, da quelli più jazzisticamente “ortodossi” al fianco di Enrico Rava a quelli più inquinati dal bacillo della modernità, dall’improvvisazione più aleatoria al quasi “traditional”. Sempre lucido, coerente, appassionante nel suono e nel fraseggio.
In questo X-Ray, coadiuvato ottimamente dal sax baritono di Javier Girotto, dal sontuoso contrabbasso dell’inglese Paul Rogers e dalla batteria di Francesco Sotgiu, tenta con successo una prima sintesi dei tanti linguaggi frequentati. Con una musica ritmica complessa, melodicamente ispirata, avventurosa quanto classica, con quei toni bruniti (per il predominio di strumenti dalla voce grave) che fanno pensare addirittura alla classicità di Gerry Mulligan e di certa West Coast americana anni ’50. Anche se la musica che qui si ascolta vibra di ben altre tensioni, in assoluta aderenza ai tempi.
La logicità di Petrella trova un ottimo contraltare nel lirismo impetuoso di Girotto. Sotgiu, dal canto suo, è uno di quei batteristi che danno alla scansione ritmica del jazz, così aerea e sfaccettata, una durezza di pronuncia che sembra riflettere i suoni del presente. Rogers, infine, assicura al quartetto fantasia ed equilibrio sia negli episodi più quadrati che nei momenti aleatori.
Da due anni Petrella arriva secondo nel “Top Jazz”, referendum della critica italiana nella categoria dei nuovi talenti. Forse, dopo l’uscita di X-Ray, questo sarà finalmente l’anno buono.
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