Lo diciamo subito: è uno dei dischi più interessanti che ci sia passato per le mani negli ultimi mesi. La musica attacca, neanche si capisce se è jazz oppure rock, e potrebbe anche essere tutt’altro. Il tema della title track si snoda cinetico e rassicurante. Cuong Vu lo declama con una tromba armoniosa e il grande Bill Frisell lo esalta con la sua chitarra visionaria. Il passaggio degli otto minuti è un vero peccato, il pezzo sta per finire. Ma subito dopo parte una lotta tra acustico ed elettrico che avrebbe fatto impazzire il vecchio Miles Davis (Expressions of a Neurotic Impulse); note brevi, acuti terrorizzanti, il basso elettrico di Stomu Takeishi che martella. Vu, da qualche tempo nel Pat Metheny Group, è tra i musicisti più inventivi di questi tempi, ha spessore e gli piace sorprendere. Come quando decide che Patchwork debba svelare in filigrana, sotto le sue sferzate e quelle di Frisell, il vigore del giovane batterista che ha convocato per questa incisione, Ted Poor, forte e sveglio. Suoni inediti e inauditi.
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