Ecco un’altra eccellente prova scaturita dal Laboratorio Permanente di Ricerca Musicale diretto da Stefano Battaglia a Siena Jazz. Sappia, chi ha ascoltato le ultime prove del pianista, che qui siamo ben lontani dal rigore austero, dal passo controllato e quasi ieratico che hanno certi suoi affascinanti lavori, e questo nonostante il disco sia evidentemente dedicato ad un personaggio che dell’austerità fece ragione di vita e di arte, Bela Bartok. L’idea, affinata in due anni di prove, è stata quella di riprendere e trattare il composito universo dei Mikrokosmos, i brevi esercizi per pianoforte scritti dal compositore ungherese per il figlio, elaborando miriadi di spunti melodici, ritmici, armonici della musica di tradizione orale del suo paese, investigata con piglio etnomusicologico. Battaglia e i 3Quietmen hanno selezionato 10 dei “mikrokosmos”: e se il “Quietmen Hymn” tratto dal frammento n.48 ha un passo largo, quasi da jazz scandinavo, altrove a dominare è una pulsante, febbrile elettricità, a un passo da certo intelligente Art Rock che negli ultimi anni molte ragioni comuni ha trovato con il jazz di ricerca. Non siamo distanti, in altre parole, dal panorama anni fa tratteggiato da Rava e gli Electric Five, o, ancor meglio, dagli E.S.T.
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