Nel piatto ricco del jazz italiano si trova di tutto. Classicità e sperimentazione, musica elitaria e pop della più bell’acqua (e anche della più brutta), stante che il jazz italiano “ormai è cresciuto”, e “non ha niente da invidiare a quello americano”, come si dice in giro da un po’. Dunque dal piatto ricco di questa musica finalmente adulta tiriamo fuori due animali musicali molto singolari. Due teste calde del jazz italiano che da poco hanno fatto uscire un disco. Si tratta del trombonista Gianluca Petrella, e del pianista (e fisarmonicista, e organista) Antonello Salis. Il disco si intitola “Big Guns” (Auand), ed è stato registrato insieme al batterista Bobby Previte, uno dei musicisti emergenti della scena di New York, testa calda onoraria anche lui. E’ un disco jazz, quindi improvvisato davvero. Niente temi stabiliti, niente arrangiamenti. Appuntamento a mezzanotte ai Forum Studios di Roma. Silenzio, candele accese, tecnici pronti, col dito sul tasto rec. Fino alla mattina. E’ un disco che fa ringraziare l’epoca della riproducibilità tecnica, perchá il trio Salis/Petrella/Previte resta fedele all’”inutile e meraviglioso mestiere” che secondo Pietro Metastasio è l’improvvisazione poetica, e dal vivo non riesegue i brani. Piuttosto, come al Festival Atina Jazz quest’estate, riparte da certe atmosfere e si inventa la serata lì per lì.
[...] nel piatto ricco del jazz italiano, si trovano animali strani, non classificabili come Petrella e Salis. Fanno pensare la partita del poetare estemporaneo nella vita e nell’arte non sia chiusa. Se capita di vedere annunciato un loro concerto andate a vederli. Quei due non hanno a che fare con la bildung musicale (eventualmente museale). Hanno a che fare con la gioia di vivere.
