ITA il Giornale della Musica, Paolo Carradori (dic.2008)

Coerenti con un catalogo trasversale dai sapori contemporanei, ecco due novità Auand in cui incontrare musicisti che esprimono l’urgenza progettuale di una ricerca che ricorda le avanguardie newyorkesi anni Ottanta, dilatandone gli orizzonti creativi.

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Aria diversa si respira in Big Guns. Lavoro più concettuale, rischioso, che estremizza linguaggi e suoni. La musica fluttua sospesa, sembra non andare da nessuna parte, tracce di uno stesso disegno, suite percorsa da fascinazioni, e inquietudini. I tre si muovono come bambini lasciati soli in un grande magazzino colmo di giocattoli. Ne combinano di tutti i colori, si rincorrono, cercano, smontano, mischiano, rompono. Salis salta dal piano all’Hammond poi al Fender Rhodes come un geniale saltimbanco, Petrella filtra il suo trombone che diventa cento strumenti diversi, Previte per un po’ li segue ma più spesso impone un drumming energico e cupo. Nell’ultima rassicurante nota di “Five Fifty One” i tre ci vogliono forse comunicare di aver ripesso tutto a posto, ma in realtà in giro rimane un sano disordine.