ITA Jazz Magazine, Enzo Pavoni (dec.2006)

I fan di Francesco Bearzatti stenteranno a riconoscerne lo stile quando ascolteranno Stolen Days, penseranno di trovarsi dinanzi a un classico trio chitarra-basso-batteria. In effetti, al terzo lavoro su Auand, il sassofonista/clarinettista friulano omaggia il mondo del rock – passato e presente – da tempo non più relegato a semplice musica da ballo o da intrattenimento. Sebbene siano assenti le novità, il tentativo di Bearzatti merita rispetto, anche in virtù dell’atipico trattamento riservato al sassofono, che – esclusi brevi sketch acustici – è filtrato elettronicamente: ora assomiglia a una chitarra satura di overdrive, ora a una tastiera, ora a un’armonica distorta. Le cavalcate hard del leader si appoggiano all’evoluta ritmica Stomu Takeishi/Dan Weiss, il primo già con Threadgill, Morris, Vu, Tronzo, il secondo con Konitz, Binney, Werner. Nel cd, le composizioni del sassofonista si alternano a brani dei Soundgarden e dei Nirvana e a una suite costruita con tre evergreen dei Led Zeppelin. Infine, l’apertura e la chiusura del disco Bearzatti le dedica al conterraneo Pier Paolo Pasolini (“Dis Robas” e “2 Novembre 1975″). Il tentativo è curioso e divertente, ma non fa gridare al miracolo.