ITA Jazz Magazine, Enzo Pavoni (jun.2003)

Alla seconda avventura discografica, la Auand si conferma label attenta a indagare il jazz meno conformista. L’etichetta è guidata con autorevolezza da un tipo dal fiuto sviluppato come Marco Valente, che ha già avuto modo di evidenziare tale dote con la pubblicazione del disco – giustamente premiato – di Gianluca Petrella. Adesso è la volta del sassofonista/clarinettista friulano Francesco Bearzatti, collaboratore del batterista Aldo Romano, presente anche in questa occasione. In Virus la formazione è completata dall’organista/manipolatore francese Emmanuel Bex, che in alcuni passaggi sembra far materializzare il fantasma del grande Larry Young. Qua e là ai tre si aggiungono U.T. Gandhi, Stefano Senni, Enrico Terragnoli, Mauro Ottolini. Il risultato è eccellente, domina un’equilibrata miscela tra “ricerca” e “intrattenimento”, che convince al primo impatto, contrassegnata da una rara lucidità. L’album alterna apparentamenti con il “cool jazz da camera” del miglior Jimmy Giuffre, con le alte temperature coltraniane, con certe aperture metropolitane contemporanee. Classe, eleganza, ricerca timbrica e, fondamentalmente, la limpida, creativa predisposizione di Bearzatti alla scrittura.