ITA JazzColours, Enzo Boddi (aug.2009)

Registrato a Mantova nel dicembre 2007, il lavoro ritrae in “piena sintonia con l’estetica Auand” un altro aspetto della sfaccettata identità del sassofonista torinese. Tuttavia, la presenza di chitarra e basso elettrici non tragga in inganno: le tracce del disco (otto composizioni di Cisi, una ciascuno dei colleghi, più uno standard) non cedono alla tentazione di riprodurre facili suggestioni urbane, magari tinte di schizofrenia zorniana. Gli strumenti a corda interagiscono, con discrezione e per lento accumulo, in climi spesso sospesi e rarefatti, frequentemente determinati dall’assenza di riferimenti metrici fissi o canonici. In altre parole, per larghi tratti si percepisce una concezione del tempo diversa: dilatata, frammentata, interpretata con piena sintonia di vedute dai membri del quartetto.
Una concezione che viene finalizzata meglio dal contributo di Maniscalco, dotato di formidabile sensibilità. Formatosi ai Seminari di Siena Jazz e chiamato da Rava, appena ventenne, a far parte del progetto Under 20, il batterista assume qui un ruolo fondamentale, spezzando le linee ritmiche, aggiungendo colori e dialogando alla pari coi colleghi. Un approccio che ricorda da vicino quello di Paul Motian, e non a caso alcune esecuzioni riportano alla mente “per il fecondo interplay e le forme aperte” il trio che il batterista condivideva con Joe Lovano e Bill Frisell. I crescendo ed i picchi di tensione sono gestiti con ferreo controllo delle risorse e delle dinamiche, anche quando Cecchetto ricorre alle distorsioni. Per contro, il chitarrista sa centellinare la gamma timbrica ed espressiva del proprio strumento, risalendo a fonti indirette come Jim Hall e Billy Bauer (si ascolti il dialogo introspettivo col tenore di Three of One). Cisi conferma di aver assorbito lo spirito di Coleman sia nella cifra compositiva che nei risvolti più spigolosi del linguaggio tenoristico (ed infatti vi si ravvisano anche tracce di Dewey Redman). Infatti, 3 Small Differences, affidata al suo increspato soprano ricurvo, e Tigerwalksono temi provvisti di una qual certa geometrica angolosità, nei quali si avverte un sottile, a momenti latente blues feeling.