L’inserimento di un tema di Ornette Coleman (Broadway Blues, da “New York Is Now”, del 1968) e di uno di Don Cherry (There Is The Bomb, da “Where Is Brooklyn”, del 1966) chiarisce subito quali sono i riferimenti stilistici di questo disco. Si tratta, se ci si passa l’ossimoro, di una sorta di classicità free: la stessa libertà, temperata però dall’aplomb e dalla grazia, che si ritrova nei capolavori di Ornette e di Cherry. Nel brano di Cherry, l’unisono di sax e basso riprende anche l’andamento esitante e leggermente sfasato che caratterizzava gli unisoni di sax e tromba dei due maestri. Il resto del repertorio comprende una composizione di Argüelles (FASA, dalle suggestive sonorità etniche che richiamano qualcosa dell’Art Ensemble of Chicago), una rilettura di standard (I Wish I Knew), un bel tema teso e inquieto di Guilfoyle (Tenski) e infine un brano a firma collettiva, intitolato Grunge, l’unico episodio del disco in cui vengono introdotte timbriche più estreme e lacerate. I tre musicisti suonano con grandissimo equilibrio e senso dell’interplay, contribuendo a costruire un vero e proprio discorso a tre voci, sempre interessante e imprevedibile.
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