La Auand è un’etichetta abituata a centellinare le uscite: questi due dischi sono rispettivamente il quattrodicesimo e quindicesimo di una serie cominciata sette anni fa. Una lentezza premiata però dalla qualità del catalogo, che annovera nomi di assoluta rilevanza e titoli sempre di gran livello.
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Tanto è meditato e misurato “I Like Too Much”, quanto è selvaggio e aggressivo “Big Guns”. Un vero e proprio salto alla gola dell’ascoltatore, che si trova investito da un magma ribollente in cui galleggiano suoni campionati, violenti clusters, distorsioni elettroniche, tellurici assolo di batteria, spesso eseguiti a volumi a dir poco fragorosi. A volte i brani sono vere e proprie esplorazioni del rumore organizzato, altre volte si stendono su ritmi squadrati, dove il trombone di Petrella recupera viscerali cadenze da jazz arcaico, accompagnato da un Salis e un Previte di implacabile tempismo, oppure si addentrano in territori più eteri e smaterializzati. Ma il tratto comune è sempre la riluttanza a lasciarsi incasellare in forme e stili predeterminati: del resto, si tratta di tre musicisti abituati a battere sempre le strade più impervie. Un ascolto forse non immediato, ma di certo stimolante.
