ITA Jazzitalia, Marco De Masi (jan.2007)

Un altro ottimo disco prodotto dalla Auand: il terzo di Bearzatti con l’etichetta pugliese. Dopo gli ottimi lavori incisi col Bizart trio, l’eclettico sassofonista ci propone come sua ultima fatica un cd che sarebbe riduttivo definire “un omaggio alla musica rock”. Se i rifacimenti della popolarissima Black hole sun e della planetaria Smell like teen spirit potrebbero in qualche modo risultare agli occhi di chi non ha ascoltato il disco come scelte piuttosto scontate, il risultato impresso nella musica di questo formidabile trio è invece destinato a suscitare reazioni ben diverse.

Momenti melodici e ritmi quadrati, si alternano a frasi spezzate e libere scansioni del tempo, in un quadro in cui i tre protagonisti sono presenti con la stessa importanza, producendo ciascuno, in ogni momento, un contributo prezioso alla resa globale della musica. Un disco intenso, vivace e visionario, che oltre alla sfiziosa Led Zeppelin suite e le sopra citate sovrane del grunge – che se da una parte hanno contribuito alla sua diffusione mondiale, dall’altra però ne hanno determinato il declino – sa portare l’ascoltatore su nuovi scenari dove la tradizione, ripensata con estro e autonomia, trova contatto con il gusto e i suoni contemporanei.

Sono proprio i timbri i fattori caratterizzanti di “Stolen days”: gli effetti elettronici applicati al sax di Bearzatti che spesso risulta irriconoscibile, molto più vicino ad una chitarra elettrica che a uno strumento ad ancia; il poliedrico bassista Takeishi con le sue personalissime interpretazioni accompagnate anch’esse dai suoni più vari; il drumming potente e sensibile di Weiss. Questi gli ingredienti di una musica spregiudicata, viva, che percorre con disinvoltura ed efficacia il proprio sentiero tra scenari free, rock, etnici e psichedelici.

Slegati dunque dalla logica dei generi, i Sax Pistols, si confermano oggi come una delle band più interessanti della scena italiana, attenti, ad ogni passo, a non finire catturati nelle reti dell’omologazione. E in questo senso, la prima traccia del disco, sonorizzazione di una poesia friulana di Pasolini “I giorni rubati”, sembra essere quantomai significativa.