Per chi conosce il trombettista Cuong Vu, questo disco non sarà di certo una sorpresa; a coloro che invece ascolteranno la sua musica per la prima volta, It’s mostly residual rivelerà immagini musicali già codificate nella storia del jazz e del rock – dal Miles elettrico all’”Experience” di Hendrix – riproposte in un collage psichedelico, affascinante, ma soprattutto attuale, che sfida l’orecchio del neofita con sonorità estreme, ottenute da una combinazione di suoni elettronici di basso e chitarra, insieme ai veloci gruppi di note glissate e le intense melodie della tromba di Vu.
Ma ovviamente nel disco c’è anche dell’altro. Il “caos” – chiamiamolo ironicamente così – si alterna infatti a momenti melodici – come il tema di “Patchwork” – in cui la cellula tematica, esposta inizialmente più volte, viene assorbita dalle improvvisazioni perlopiù collettive, per poi tornare nel finale a chiudere il pezzo.
Opposto sia per struttura che per atmosfere, sembra essere invece “Brittle like twigs” col suo tema accattivante adagiato su spinosi ritmi dispari e le linee ritmico-melodiche dei quattro strumenti sovrapposte a formare strati musicali indipendenti e allo stesso tempo cementati l’uno con l’altro. Inutile infatti elogiare i musicisti di questo straordinario quartetto, che da Frisell – ormai una solida realtà – a Takeishi – giovane e brillante bassista che abbiamo visto la scorsa estate al fianco di Bearzatti nei “Sax Pistols” – passando per la forte personalità di Poor, dimostrano battuta dopo battuta di suonare servendosi non solo della loro brillante tecnica strumentale ma dell’ascolto reciproco, cementato da un forte coinvolgimento emotivo alla creazione musicale.
Un lavoro quindi ispirato, e coerente con la poetica dei precedenti lavori di Vu, che rivela ad ogni ascolto nuove sfumature di un’arte musicale viva, in continuo movimento.
