La musica di Monk non è facile da rimodellare: possiede al suo interno legami forti, difficili da smembrare, e non è un caso che siano relativamente pochi i musicisti che vi si misurano in maniera approfondita (finanche John Coltrane ha avuto le sue difficoltà). Tra gli “specialisti” vengono in mente Steve Lacy, Misha Mengelberg, Umberto Petrin e ora dovremmo forse aggiungere il nome del chitarrista catanese, che alle composizioni di Monk ha dedicato “Trinkle Trio”, un’opera prima coraggiosa e convincente che non esita a portare il repertorio monkiano su terreni ben lontani dalla forma originaria, lavorando su alcune caratteristiche della musica – sospensione, ripetizione, silenzio, asimmetria – ma soprattutto sul materiale tematico.
Ed è qui che Sorge rivela le proprie abilità non solo di strumentista ma anche di compositore, nella capacità di cogliere le potenzialità generatrici e centrifughe delle melodie (a volte persino di piccoli frammenti, semplici intervalli o figure ritmiche) senza mai distaccarsene completamente. Tali evocazioni prendono corpo negli abissi della tuba di Godard o nella chitarra inquieta di Sorge; appaiono e scompaiono – ripetute, distorte, frammentate, dilatate, sdoppiate o sovrapposte – all’interno di un tessuto ritmico mobile che alterna pulsazione regolare (rock, dub, drum’n'bass) a fraseggio libero. Chi opta per la conservazione della tradizione in stile Marsalis storcerà il naso; gli altri potrebbero invece gioire di uno sguardo inedito sulla musica del grande pianista.
+39.347.6107026
