ITA Musica Jazz, Enzo Boddi (may.2007)

Il titolo traduce in inglese quello friulano della poesia di Pasolini I dis robas. Il brano d’apertura offre il contrasto tra un’ambientazione elettronica e la voce del regista, cui è dedicato il drammatico branoo conclusivo, data della tragica morte.
Al di là di questi riferimenti a radici culturali comuni, Bearzatti applica l’elettronica al tenore, trasformandolo in una chitarra virtuale. Così facendo, compie un deciso passo avanti rispetto alle frequentazioni del new jazz zorniano con il trio Kaiser Lupowitz, per riappropriarsi di vecchi amori in ambito rock. Un’operazione non priva di rischi, visto che il trittico riservato agli Zeppelin non si schioda da una sostanziale aderenza al dettato originale, sprecando una ghiotta occasione di rilettura critica, cosa che per fortuna non accade con la Black Hole Sun di Chris Cornell e soprattutto con Smell Like Teen Spirit dei Nirvana. Qui Bearzatti sprigiona la sua composita gamma espressiva, discendente da Ayler e Shepp, coadiuvato dalle intelligenti e variegate dinamiche di Weiss.
Valore aggiunto dell’intera incisione risulta Takeishi, capace di rarefatte sfumature timbriche e di ruggenti impennate degne di Bill Laswell. Questi Sax Pistols sono un trio dalle grandi potenzialità, cui non guasterebbe un approccio più “problematico”.