Onore alla Auand per aver concesso una seconda prova discografica al cremonese Tossani e al suo quartetto Synapser, che replica con risultati ancor più interessanti il già brillante esordio del 2005 di «Beauty I sA Rare Thing». A differenza del lavoro precedente, in questo caso è Tossani che si fa carico dell’intero impegno compositivo, escluso il breve frammento di John Carpenter, The Fog, tratto dalla colonna sonora dell’omonimo film e che qui funge, per così dire, da elemento divisorio delle due parti del disco. Si tratta di un album che poco concede al facile ascolto, va detto subito, fornito com’è di temi spigolosi e di ardua esecuzione, oltre che di un interplay molto intenso e serrato. L’impressione iniziale è quella di un progetto che suscita più ammirazione per le brillanti doti strumentali sfoggiate dal quartetto – che trasporto emotivo, tanto da chiedersi se Tossani voglia suggerire all’ascoltatore di contemplare la sua musica con un certo distacco, quasi da una distanza «di sicurezza». Questo avviene soprattutto nel brano d’apertura, Translated Rooms, che lascia una certa impressione di dájà entendu fin quando non si riesce a penetrare la sottile e rigorosa logica che pervade gli assoli, specialmente quelli di Succi. Quel che più abbiamo apprezzato è l’intelligente uso dell’elettronica, decisivo nell’indirizzare le sorti dei brani in cui viene impiegata, mentre una menzione particolare va all’astuto contrabbasso di Mangialajo, il perno attorno al quale ruota l’intero gruppo. Un disco che cresce a ogni ascolto e che lascia intravedere significativi sviluppi.
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