Capita raramente di imbattersi in ascolti stimolanti, di quelli che fanno rialzare il capo appesantito dal piattume che aspira ad inghiottirci. Mi riferisco a quello che normalmente captiamo con le orecchie e con gli occhi senza poter scegliere. Nel jazz, per fortuna, questo accade meno, forse anche perchá nel nostro paese esso rappresenta un’isola circondata da un mare quasi sempre grosso che rende difficoltosi i collegamenti con la terra ferma.
La musica del quartetto Synapser contenuta nel CD “Coherent Deformation” è molto stimolante. Il suo ascolto ridesta dal torpore, esige finalmente attenzione e pretende ripetuti ascolti successivi per scoprire sempre nuovi elementi. E’ musica che non stanca, nonostante la prima apparenza suggerisca una certa difficoltà a concedersi, ma questo dipende solo dalle nostre orecchie sempre più inquinate, come dicevo prima.
Coherent Deformation è la sublimazione del dialogo. Anzi, per dirla meglio, è la rappresentazione di come dovrebbe essere una vera comunicazione tra persone. Un dialogo cioè dove ogni partecipante interviene non per urlare ed imporre agli altri la propria opinione, pratica che porta inevitabilmente alla sterilità e alla inconcludenza, ma semplicemente per apportare il proprio contributo, sempre pronto ad essere modificato e adattato sentendo le opinioni e le idee altrui. Il tutto per arrivare a proporre all’esterno una opinione comune (il “suono” del gruppo).
I musicisti di Synapser riescono ad ottenere questi risultati e sono il pianista Giancarlo Tossani, il sassofonista e clarinettista Achille Succi, il contrabbassista Tito Mangialajo Rantzer ed il batterista Cristiano Calcagnile. Basta ascoltare il CD per capire che si tratta di musicisti di profonda cultura e preparazione, dotazioni indispensabili per muoversi in terreni apparentemente sconnessi come quelli da loro esplorati.
E’ giusto fare una menzione particolare anche per Marco Valente, curatore della Auand Records a cui va il merito di proporre con questa etichetta discografica lavori di notevole spessore come questo di Synapser, che tra l’altro è il secondo dopo “Beauty is a rare thing” del 2004.
Giancarlo Tossani, che firma otto dei nove brani presenti nel disco, rappresenta un po’ il motore del gruppo, o forse sarebbe meglio dire il punto di aggregazione, sentiti gli sviluppi della musica. Giancarlo ha già avuto modo di farsi apprezzare e la rivista Musica Jazz lo ha proclamato “miglior nuovo talento italiano 2006″. Cerco di fargli alcune domande suggeritemi dalla curiosità di sapere se qualche mia intuizione scaturita dagli ascolti sia più o meno aderente alle intenzioni del gruppo e anche per far conoscere a me e a chi legge ulteriori particolari su questo progetto.
La prima domanda è questa: L’ascolto reciproco, quando si suona, è molto importante. Nelle vostre performance ciò è l’elemento essenziale. Vi capita a volte di trovare, mentre state suonando, sviluppi inaspettati del vostro dialogo che vi portano da un’altra parte rispetto a quello che magari intendevate fare inizialmente?
Certamente, e come in ogni conversazione una piega inaspettata può rivelarsi estremamente interessante e feconda. Ovviamente il rischio sempre presente è quello di perdere il filo. Ma più che usare meccanismi precostituiti e strutture rigide per articolare il discorso cerchiamo di seguire piuttosto il principio di un ascolto reciproco attento e stimolante.
Per parlare in modo specifico della musica di “Coherent deformation” partirei con “Translated Rooms”, il brano di apertura, dove si nota come l’improvvisazione collettiva, che rappresenta lo sviluppo del brano, parta da variazioni sempre più articolate del tema iniziale. E’ un modus operandi predefinito?
La variazione tematica è uno degli espedienti formali basilari per dare coerenza al discorso improvvisativo e quindi viene usata frequentemente. Però hai visto giusto… il titolo stesso sottintende a questo. Il tema di “Translated Rooms” vuole essere una traduzione-variazione di un certo tipo di tema. In questo senso è il più “jazzistico” del cd. Ma appunto tradotto, in modo allusivo. C’è un gioco di parole nascosto nel titolo, celato volutamente dall’uso improprio di rooms anzichè stanzas, “stanza” nella sua accezione poetica, come strofa. Se letto in italiano, pur mantenendo l’ambiguità, diventa più chiaro, stanze tradotte, come dire…elementi melodici e formali ripresi da altre composizioni ma mutati, allusi appunto, genericamente citati ma trasformati.
In “Sound For Swimming” si ascoltano alla fine, dopo vari sviluppi improvvisativi, punti di raccordo rappresentati da frammenti melodici esposti all’unisono dal sax contralto e dal contrabbasso, o dal sax contralto e dal piano o altro. E’ una cosa che hai previsto in fase di composizione?
Non ricordo ora con precisione l’andamento di questa sessione di registrazione…ma è un po’ come alla fine di un “dialogo”, riprendendo questa immagine, questa lettura che hai dato della nostra musica nella tua prima domanda, stringersi a turno la mano al momento del congedo…comunque per me il tema è essenziale come elemento formale, motore e cornice sostanziale di quel che accade poi, elemento generatore e non solo una cornice vuota, anche se può bellissima.
“Hip Hop Zero Up And Down” parte dalla libertà totale rappresentata dall’improvvisazione collettiva fino a giungere anche qui ad un tema finale proposto in unisono. Dà l’idea di un trovarsi dopo una lunga ricerca. E’ così?
In questo brano più che in altri c’è un elemento narrativo, in un senso particolare naturalmente, che alcuni ascoltatori hanno colto e che probabilmente è radicato nel progressive-rock dei miei ascolti giovanili, in certi dischi che avevano con un po’ l’andamento del poema sinfonico, che so… i Genesis per esempio. Insomma un’articolazione musicale con momenti, episodi che possono far pensare o immaginare storie diverse, comunque appunto cammini differenti che si ritrovano nello scioglimento finale all’unisono.
Nel brano “The Fog”, l’unico che non porta la tua firma, scritto da John Carpenter, il delicato dialogo tra il piano ed il clarinetto ben rappresenta il senso di sospensione che ci si può trovare a vivere in particolari momenti. Ogni riferimento al titolo è puramente casuale?
Apprezzo molto i film di Carpenter e anche le musiche che lui stesso compone, la loro semplicità ed efficacia. In particolare “The Fog”, un “horror politico” che in modo fantastico ma lucidissimo esplicita l’aspetto cruento e di sopraffazione in cui è radicata la storia del Nuovo Mondo. Tutti noi quattro della band poi siamo di area padana, cresciuti con la nebbia, spesso anche una nebbia non solo atmosferica… L’atmosfera sospesa comunque è già nell’originale, nell’impalpabile del titolo.
“Band Up Art” rappresenta per me il dissolvimento della struttura. L’immagine che l’ascolto evoca in me è quella di un treno preso al volo senza vedere la destinazione, perchá la cosa più importante in quel momento è allontanarsi dalla stazione di partenza (la struttura). Mi devo far vedere da un bravo specialista o trovi qualcosa di rispondente ai vostri intendimenti?
Anche qui c’è un giochino, basato sull’omofonia con Bande à part, un film di Jean-Luc Godard degli anni ’60. La scena forse più famosa è quella della corsa a perdifiato e scanzonata nelle gallerie del Louvre nel tentativo di stabilire il minor tempo di permanenza in questo “tempio dell’Arte”, un po’ come questa corsa del treno che l’ascolto ti evoca che è un po’ una scommessa come nel film e che allo stesso modo poco si sofferma sulle strutture consolidate…. Comunque come vedi anche qui ritorna quella suggestione narrativa che io trovo sia presente nella nostra musica.
“Double- Face” è il brano che più amo riascoltare. Contiene elementi musicali di notevolissimo spessore. Il movimento armonico del piano che sostiene la linea melodica del sax all’inizio, che si sviluppa poi in un suo fraseggio ricchissimo di variazioni ritmiche e poi si ripropone da solo alla fine è realmente interessante. Sembra un brano pervaso sempre dalla ricerca di un contrappunto cameristico. Ci puoi dare qualche altra informazione sulla costruzione di questo brano?
In effetti c’è questo tipo di intenzione. Il brano ha una struttura molto tradizionale, la più tradizionale del cd, ossia AABA, ciascuna sezione di otto battute. Ma il “tema” nelle prime cinque battute della sezione A è però suddiviso in due parti uguali, con due linee melodiche sovrapposte nella prima parte e poi riprese ma invertite di posizione nella seconda parte. Da qui il titolo appunto. Anche nello sviluppo dei “soli” paralleli di sax e piano, nel loro dialogo, c’è questo tipo di inversione. Nella prima parte il sax è predominante e il piano in sottofondo, poi, attraverso una specie di dissolvenza incrociata, le posizioni dei due strumenti si invertono.
Naturalmente il lavoro in sala è ben diverso dalle performances dal vivo dove, sono sicuro, la vostra musica riuscirà ad essere a tratti anche trascinante e sempre coinvolgente. Vivendo in posti diversi, anche se abbastanza vicino, e dovendo curare anche molteplici impegni lavorativi paralleli, le occasioni per vedervi e portare avanti le tematiche di Synapser vanno ritagliate accuratamente. Riuscite ad incontrarvi spesso o almeno in maniera per voi soddisfacente?
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Purtroppo no… ma non voglio aprire parentesi circa la difficoltà di presentare un progetto originale e che si vorrebbe con una lunga prospettiva temporale, credo che tutti i musicisti ne siamo amaramente consapevoli.
Avete altri progetti e idee, magari da testimoniare su CD prossimamente?
Niente di preciso, mi piacerebbe però accentuare l’aspetto elettrico, utilizzando il Rhodes per esempio e il basso elettrico. L’abbiamo già fatto in qualche concerto. Per quanto mi riguarda in particolare poi, questo mi aiuta a svincolarmi dall’aspetto prepotentemente armonico del pianoforte e approfondire invece, grazie all’elettronica, altri parametri sonori.
Ed ora il momento della futilità. E’ un’altra delle mie proverbiali divagazioni, non ti puoi sottrarre. Chi ti ha preceduto ha subìto lo stesso trattamento e lo stesso accadrà a chi ti seguirà.
Ho preparato cinque domande, uguali per tutti, e anche delle risposte, una in alternativa all’altra, nella più fulgida e bieca tradizione degli attuali quiz televisivi che rientrano nel “piattume” che citavo all’inizio. Risposte diverse, più “creative”, sono senz’altro le benvenute. Ecco le domande:
Considerato che l’udito è il senso più importante per un musicista, qual è l’odore che più ti fa piacere annusare?
1) Quello del prato appena tagliato.
2) Quello del pane appena sfornato.
3) Quello della vernice fresca sulla ringhiera.
La n. 2.
Qual è la cosa più bella da vedere?
1) Il volto della Vergine Annunciata di Antonello da Messina (o qualcosa di analogo).
2) La schedina vincente con un terno secco al lotto.
3) Il sorriso dei bambini.
Ovviamente la 3.
Qual è la cosa che più ti piace toccare?
1) Il tasto per spegnere la sveglia.
2) Una confezione di bistecche di vitello al supermercato.
3) La superficie semiliscia di un ciottolo preso in riva ad un fiume.
La n. 3.
Qual è la cosa più buona da gustare?
1) La pasta fatta in casa da persona competente (mamma, moglie, compagna o altro).
2) Un bignè fritto di San Giuseppe.
3) Un hot-dog pieno di senape e checkup.
La n. 1.
Ultima domanda: presi in esame i sensi fisici passiamo a quello che molti chiamano “sesto senso”. Ti contatta per un lavoro una persona che non conosci. Quali delle seguenti proposte prendi in considerazione?
1) Una serie di concerti in Nigeria per i quali devi dare subito la tua disponibilità senza conoscere nessun dettaglio economico e organizzativo.
2) Fare un corso di armonia jazz ai dipendenti di una banca con il pagamento previsto in buoni pasto.
3) Suonare free jazz in un centro anziani dove tutti sono pronti per ballare.
La n. 3.
Ringrazio Giancarlo Tossani sia per la sua disponibilità sia per avermi dato l’occasione di ascoltare musica realmente libera, che per appagare la sete
di chi ascolta non ricorre a inutili ammiccamenti tipici di stilemi consolidati. Lo prego di estendere i ringraziamenti anche agli altri componenti di
Synspser. Per chi volesse acquisire ulteriori informazioni consultare i siti www.giancarlotossani.com e www.auand.com
+39.347.6107026
