ITA Sound Contest, Daniele Trevisi (mar.2007)

Dalle botti piccole esce sempre del buon vino.
E’ il caso del catalogo della piccola etichetta pugliese di Bisceglie AUAND poco conosciuta al grande pubblico ma già nota agli addetti ai lavori per i bellissimi dischi e le ottime collaborazioni anche con musicisti di culto, valga per tutti lo splendido chitarrista Bill Frisell.
Il disco si avvale della partecipazione di uno dei più grandi chitarristi jazz: parliamo proprio di Bill Frisell che insieme a Cuong Vu, leader di questo progetto, compone in questo disco registrato a Seattle uno sterminato tappeto sonoro dal quale attingere immaginari musicali.
Scusatemi la dissertazione, ma il disco è sicuramente l’incontro tra grandi musicisti che hanno la necessità di confrontarsi su tutti i linguaggi sonori possibili.
La presenza dell’ottimo bassista Stomu Takeishi e dell’energico batterista Ted Poor (del quale, a mio avviso, sentiremo presto parlare), si concretizza in un ‘fondale’ ritmico colmo di energia che si fa presto benvolere da chi ascolta il disco, mentre le atmosfere sognanti, che in parte possono ricordare Mark Isham, riecheggiamo immediatamente l’esperienza con la band di Pat Metheny, ben congegnata con la chitarra dell’eclettico Bill Frisell, capace di portarti per mano, con i virtuosismi unici del suo strumento, in tutti i luoghi che hanno porte che si possono aprire solo con alcune particolari chiavi musicali.
Stiamo parlando di It’s Mostly Residual, il brano che dà il titolo all’album del piccolo genietto di origine vietnamita Cuong Vu che molti critici musicali hanno l’abitudine di associare a John Zorn forse per via dello strumento e del suo lavoro e della presenza di impulsi e suoni elettrici tipici dell’avanguardia newyorchese alla quale Vu appartiene.
Infatti la sua è una ricerca che in molti continuano ostinatamente a definire jazz, ma ad un ascolto più attento è facile intuire che si tratta ‘solo’ di ricerca musicale pura, di energia e suono allo stato puro in quanto tale, ed è impossibile definirla o bloccarla in nessuna etichetta, vista l’ampia gamma di contaminazioni a cui essa è soggetta.
Expression of a Neurotic Impulse potrebbe essere davvero un brano di John Zorn eseguito insieme ai Blind Idiot God, formazione con cui Zorn si accompagnava nel 1988.
Patchwork è un brano molto ben equilibrato dalle voci del trio, con la chitarra acida di Bill Frisell come ospite d’onore, forse il brano meglio riuscito dal punto di vista jazz, in cui l’equilibrio tra il trio e l’ospite non delude e permette alla chitarra di assumere toni da protagonista.
In Brittle, Like Twigs invece la chitarra cerca il tempo ed il ritmo impostato dalla batteria, con il basso a fare da contrappunto, con un dialogo aperto con la tromba del genietto Vu che duetta con la chitarra elettrica (in questo caso elettrica e acida), capace di grandi tessiture armoniche che rafforzano ulteriormente il trio.
I sei brani di cui è composto il disco, tutti di Vu, posseggono una ricchezza d’idee fuori dal comune: sicuramente pagano le collaborazioni che spaziano da Chris Speed e Myra Melford a Laurie Anderson, da Dave Douglas e Gerry Hemingway a David Bowie. Il resto poi lo fa un Frisell imponente come non mai. Giunto al 4° disco come leader, dopo Bound (OmniTone), Pure e Come Play with Me (entrambi targati Knitting Factory), Vu con questo disco tocca sicuramente il suo massimo con un’ora di musica utile a fotografare il livello al quale è giunto il giovane trombettista, dotato di un’autorevolezza che lo porta a circondarsi di grandi musicisti d’avanguardia, come per l’appunto il bassista Stomu Takeishi (formatosi nei gruppi di Butch Morris e di Henry Threadgill).
Chi lo avrebbe detto che un musicista come Vu, conosciuto per la sua
appartenenza al gruppo di Path Metheny, potesse condurci in una escursione così estrema nella avanguardia newyorchese e potesse offrirci forse uno dei dischi più interessanti del panorama jazzistico d’avanguardia contemporaneo?