Come un virus informatico, la musica di Francesco Bearzatti s’insinua nelle difese del jazz scardinandole dal di dentro: “Il jazz è mutamento, contaminazione di stili e di generi” – sembra dire il Nostro (chissà cosa ne pensa Wynton Marsalis). E la modernità, con tutto il suo armamentario di tecnologie (c’è anche una traccia enhanced nel CD con foto e video live) fa capolino in questo lavoro del Bizart Trio, progetto nel quale il sassofonista friulano ha voluto coinvolgere il batterista (italiano di origine ma francese di adozione) Aldo Romano e l’organista Emmanuel Bex.
I tre già si conoscono, avendo suonato insieme nel disco del quintetto di Romano Because of Bechet, e si sente: l’interplay è perfetto sia nei brani più vivaci e coinvolgenti sia in quelli più pensosi e intimisti; il drumming fantasioso di Romano, sensibile maestro della batteria moderna, ora raffinato ed elegante (ad es. in “Hey!” e nella bella ballad “Bears’s Mood”) ora propulsivo e potente (in “Zouzou” e “Casbah”), sospinge il sassofonista nei suoi voli per poi ‘richiamarlo’ a terra, e nello stesso tempo garantisce la totale coesione del gruppo.
I brani, che portano quasi tutti la firma da Bearzatti (ad eccezione di “Zouzou” di Bex e “Inner Smile” di Romano), ci confermano che egli è un talento non solo dal punto di vista della tecnica strumentale, ma anche della composizione: nella sua musica si respira un’aria di freschezza e di novità, ma a sorprendere piacevolmente è soprattutto la capacità di narrare delle storie, di descrivere delle scene. Ecco così che in “Casbah”, sorta di rock-psichedelico su scale arabeggianti, dapprima viene riprodotta l‘assordante confusione tipica del mercato arabo mentre nelle battute centrali il sassofonista di Codroipo sembra quasi improvvisarsi ‘incantatore di serpenti’ al clarinetto!
“Buk’s Blues” è un lento e meditativo blues dedicato allo scrittore Charles Bukowski mentre “Friulì Friulà” è una sorta di giocosa tarantella che sembra scritta apposta per accompagnare una festa paesana nella sua terra d’origine.
Bearzatti (che si alterna al tenore, al soprano e al clarinetto) dimostra di avere una tecnica matura e personale, senza dimenticare la lezione dei grandi maestri (Coltrane, Henderson ma anche Jimmy Giuffre); il suo fraseggio è fluido e articolato, il controllo dello strumento è pieno, soprattutto nei registri medio-alti dove il suo timbro è pastoso, mentre diventa espressivamente lancinante nei sovracuti.
A fargli da interlocutore sono l’organo e gli effetti elettronici dell’ottimo Bex, che contribuiscono a dare una coloritura tutta a particolare e a rendere Virus un ottimo lavoro.
