ITA Sound Contest, Roberto De Virtis (?.2005)

Eccoci qui di nuovo a parlare di un bel disco di jazz. Ma allora cosa ci fanno qui il quattro quarti ‘pestato’, quasi led-zeppeliniano, di “End of this love” e i ritmi drum ‘n’ bass di “Hope”? Ok, ricominciamo. Svolta rock per Francesco Bearzatti. D’accordo, ma dove mettiamo la delicatissima “Assenza”? E “Il camino”? A me sembra più una pavana che uno sfogo per metallari! Insomma, insofferente alle etichette e alle catalogazioni, Bearzatti esce sul mercato con l’opera seconda del progetto Bizart Trio, reduce dal fortunato successo del precedente Virus e accompagnato dagli ormai consueti partner, l’organista Emmanuele Bex e il batterista Aldo Romano. Questa volta però il cerchio si allarga fino a comprendere addirittura Enrico Rava, ospite di lusso per ben cinque brani. Certi incontri sembrano scritti nelle stelle: due musicisti che concepiscono la musica in modo diverso e, da bravi friulo-giuliani (Bearzatti è di Codroipo, Rava di Trieste) caparbiamente vanno avanti per la propria strada, due rette parallele che alla fine non potevano che incrociarsi, proprio per sfidare le convenzioni, perchá nessuno se lo sarebbe mai aspettato; il connubio è felice perchá Rava s’integra perfettamente nel trio, aggiungendo un tocco di lirica mediterraneità. Bearzatti riprende il discorso sulla trasversalità della musica da dove l’aveva interrotto l’ultima volta, seminando indizi, fornendo suggerimenti: con “T-Tango” fa un regalo a Rava, vista la consuetudine del trombettista con questa forma musicale, riservando per sá il ruolo di … Gato Barbieri; “Soap Bubble” rimanda ad atmosfere vagamente felliniane, a situazioni fiabesche di artisti di strada; nostalgie d’Oriente sulle rotte carovaniere riempiono “From Halab To Damasco”, dove il clarinetto speziato di Bearzatti disegna guizzanti arabeschi; la suadente “Caorle” culla l’ascoltatore come le onde del mare che lambiscono la spiaggia della bella cittadina balneare veneta ma si viene presto distolti da questi dolci pensieri e riportati pesantemente a terra dalla roboante “End Of This Love”, in cui Bearzatti stravolge il suono del suo sassofono fino ad imitare le distorsioni della chitarra ospite di Enrico Terragnoli. I duetti “Assenza” e “Il camino” sono legati indissolubilmente e raffigurano due facce della stessa medaglia: il primo è un breve e delicato dialogo tra la lirica tromba di Rava e l’amico Romano (che è pure autore di entrambi i brani e, per l’occasione, accantona le bacchette ed imbraccia la chitarra) e rappresenta, a mio avviso, il punto più alto dell’album nel momento in cui vede – il gioco di parole è voluto – proprio l’assenza del leader. Il secondo s’inserisce nella scia di quella riscoperta e valorizzazione del patrimonio folkloristico musicale che va dalla mazurca alla polka, al tango, e che vede nel duo Trovesi-Coscia i suoi portabandiera: qui i panni del fisarmonicista li veste Bex con il suo organo multiforme che si plasma all’occorrenza in qualsiasi cosa. Se “Body-trap” ci riporta dalle parti del primo Davis elettrico (quello di Miles In The Sky e In A Silent Way, per intenderci), “Kids” sembra proprio il campo giochi in cui si divertono questi ‘ragazzi’: una libera trio-improvisation per sax, tromba e batteria senza rete, dove ognuno segue la propria vena, raccordati semplicemente all’inizio e alla fine da una melodia accennata dalla tromba e ripresa dal sassofono. Evidentemente il rapporto con le nuove tecnologie e le nuove sonorità è un argomento molto caro al sassofonista friulano che ci fornisce un chiaro esempio con “Hope”: manipolazioni del suono, effetti elettronici, ritmi drum ‘n’ bass ruotano attorno al suo tenore, vero centro focale di tutto tanto nell’esposizione del semplice tema quanto nei suoi convulsi solos. Questo sbilanciamento, a volte eccessivo, verso la parte più commerciale del rock e della dance (peraltro limitato ad un paio di brani), unito ad una punta di autocompiacimento in alcuni interventi solistici del leader, costituisce l’unico neo del disco, altrimenti meritevole di considerazione per la concentrazione, l’impegno ed il talento dei musicisti.