Nel jazz era un tempo abituale ritenere che i batteristi leader si contassero sulle fatidiche dita di una mano. Non mancavano certo le eccezioni, spesso illustri, che tendevano per lo più a dirigere gruppi con fiati (quintetti, in genere), da Max Roach (celeberrimo quello con la vulcanica tromba di Clifford Brown) ai Jazz Messengers di Art Blakey. Sono poi arrivati via via Elvin Jones, Tony Williams, Billy Cobham e tanti altri, generalmente rivolti a un jazz vivace e muscolare. Rari erano i trii.
Anche questa tendenza, da un po’ di tempo in qua, è andata però mutando. Una serie di recenti uscite discografiche tutte a nome, appunto, di batteristi ruota attorno proprio alla formula più “economica” del gruppo jazz: il trio con piano, contrabbasso e batteria. In verità, uno dei quattro album a cui ci riferiamo abbraccia la formula più classica – secondo quanto detto poc’anzi – del quintetto con coppia di fiati (qui il trombone del nostro Gianluca Petrella e i sassofoni del tedesco Wolfgang Puschnig), conservando al tempo stesso quella corporeità che abbiamo individuato (semplificando non poco, si capisce) come una sorta di marchio di fabbrica della formula. Il CD in questione s’intitola “Pan Atlantic” ed è firmato dal batterista italoamericano Bobby Previte, che al ruolo del leader non è certo nuovo. Questo lavoro in particolare, inciso in aprile a Torino, non manca di far ricorso all’elettronica (anche questa non è una novità, da Miles Davis in poi), funkeggiando non poco, per un prodotto in verità di grana un po’ grossa, strutturalmente (e ritmicamente) troppo rigido, che raggiunge i suoi apici – non certo per campanilismo – quanto più Petrella ne è protagonista.
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