ITA Vita Cattolica, Fausto Caporali (dec.2004)

Chi è abituato a dare per scontato che il nome straniero sia garanzia automatica di qualità -difetto italico dei più antichi- farà fatica a convincersi che anche a Cremona si fa musica dotata di quel fondamentale ingrediente che è la finezza di ideazione. Le note sono quelle, gli accordi non si possono stiracchiare più di tanto e i tempi sono in buona sostanza o lenti o veloci; certamente non è questione di originalità, specie se ci riferiamo al jazz, campo in cui si è sperimentato di tutto e in cui i cimenti dell’armonia e dell’invenzione, per dirla all’antica, sono spinti all’estremo, ma pure c’è ancora spazio per chi onestamente cerca di esprimere prima di tutto se stesso, qualità fondamentale di ogni autentico artista.
E’ il caso dell’ultima incisione del gruppo Synapser di Giancarlo Tossani, pianista che opera discretamente all’ombra del Torrazzo ma di cui si sente ad ogni nota suonata il fuoco di quella passione cui è difficile restare immuni se solo si inizia a praticare jazz. Una manciata di composizioni originali con l’aggiunta di un paio di reinterpretazioni da Bach e Ornette Coleman disegnate nel solco delle correnti americane più recenti, non riescono a nascondere una vena personale fatta di atmosfere notturne, di tempi dilatati, di essenzialità e rarefazione. Accanto a un jazz vigoroso e funambolico (Faites votre remix, Souvenir from The future, Early food music), vi è qualche excursus quasi radiofonico (Mejor vida corporation) e molte pagine in cui l’armonia offre le sue ragnatele per ambientazioni da assaporare lentamente (Audioglobe, Give me a face, give me a voice, Beauty is a rare thing). Un Cd sempre teso, in cui nulla è lasciato senza peso specifico e in cui i riflessi di singoli dettagli compaiono a profusione, come è caratteristico di chi cura i particolari del proprio linguaggio ed è abituato ad aggiungerne sempre di nuovi. Fantasioso e ardito negli assoli è il contributo di Achille Succi al clarinetto basso e al sax alto, preciso e presente è il contrabbasso di Tito Mangialajo Rantzer, senso del ritmo e spiritosa vitalità sono la costante del batterista Cristian Calcagnile; i ritornelli sono affrontati coralmente con schietta naturalezza, i culmini di intensità vengono giocati sul filo dell’emozione, e non vengono disdegnati qua e là tratti di semplice orecchiabilità; vaste sono le zone di distensione per un jazz di grande qualità e personalità. Anche se fatto a Cremona.